8 marzo: autrici italiane da leggere (e amare)

Buon 8 marzo, donne! C’è un modo migliore di festeggiare questa giornata importante che parlando di libri? É nei libri che sono nate alcune delle idee più rivoluzionarie che ci hanno permesso di uscire dall’ombra. É nei libri che continuano a vivere quelle idee e ne nascono di nuove. Ecco perché oggi voglio presentarvi alcune autrici (italianissime) uscite in libreria tra il 2017 e il 2018. É un gruppo eterogeneo, che spazia dalle CE  – grandi, medie e piccole – all’autopubblicazione, viaggiando attraverso tantissimi generi, dal fantasy al romantico. Sì, perché, udite udite, le donne possono scrivere – bene – qualsiasi cosa!

Barbara Baraldi non ha certo bisogno di presentazioni, la adoravo per il suo lavoro in Dylan Dog e per Scarlett, ma con la sua serie dedicata ad Aurora Scalviati, Aurora nel buio, edito Giunti, mi ha fatto amare il genere thriller/giallo! Aurora è un personaggio unico: fragile eppure forte, allo stesso tempo coraggiosa e distrutta, una donna che combatte i suoi demoni ogni giorno, ma trova il tempo per affrontare anche quelli degli altri. Mi è piaciuta moltissimo: a primo impatto è confusa, aggressiva, fragile, una mina vagante, proprio come la vedono gli altri, ma non appena iniziamo a entrare nel suo mondo buio, Aurora ci appare per quella che è: la luce nascente del sole, una fiamma che diventa sempre più alta e potente, in grado di scacciare le ombre. Nonostante i traumi cui è sottoposta quotidianamente, infatti, Aurora è l’unica opportunità per prendere il serial killer. Eppure, sembra proprio che quelli che dovrebbero essere i suoi colleghi non facciano altro che metterle i bastoni fra le ruote, cercando in ogni modo di toglierle l’incarico: c’è qualcosa di oscuro e terribile anche fra la polizia? Il male ha attecchito anche dove dovrebbe trovarsi il bene? É uscito in questi giorni anche il seguito, Osservatore Oscuro, che non vedo l’ora di leggere!

Aurora nel buio ACQUISTA: ebookcartaceo
Osservatore oscuro ACQUISTA: ebookcartaceo

Il nuovo romanzo di Bianca Cataldi I fiori non hanno paura del temporale è appena uscito in tutte le librerie con HarperCollins Italia e già sta facendo parlare di sé un po’ dovunque: complice uno stile curato in ogni suo dettaglio, intriso di una poesia reale, delle piccole, fragili cose quotidiane, una poesia che non è un inutile orpello ma che fa parte della narrazione in maniera profonda. Sto leggendo I fiori non hanno paura del temporale e mi sto prendendo il tempo che serve a gustarlo fino in fondo, perché ogni singola parola ha il suo significato in questa storia ambientata negli anni ’90, a Bologna, che vede due sorelle (stessa madre, padri diversi) separate da diversi anni scendere a patti per comprendersi e incamminarsi sul fragile sentiero della vita. Di Bianca ho recensito il primo volume di Riverside e Isolde non c’è più.

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Alessia Coppola è ormai un talento riconosciuto: autrice della serie Alice from Wonderland, recentemente per La Corte Editore è uscito Wolfheart, la ragazza lupo, romanzo urban e paranormal fantasy che mescola sapientemente azione, romanticismo e leggende popolari (l’ho recensito qui) per creare un universo nuovo e originale formato da damoir, cacciatori e totemki. Se volete saperne di più, dovete proprio leggere di Aylena, la ragazza per metà lupo e per metà demone, che è alla ricerca di una soluzione per la maledizione che l’affligge e che troverà un insperato alleato nel coraggioso e affascinante Adrien, cacciatore di demoni. Possono un mezzo-demone e un cacciatore innamorarsi e combattere dalla stessa parte? Leggete Wolfheart, la ragazza lupo. A breve, Alessia sarà di nuovo in libreria con Il profumo del mosto e dei ricordi per Newton Compton.

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Se amate le storie che affondano le loro radici nella storia, nell’arte, nella cultura, non potete non leggere Cinzia Giorgio, dopo il bestseller uscito per Newton Compton La collezionista di libri proibiti, Cinzia è tornata in libreria il 19 ottobre 2017, con La piccola libreria di Venezia, sempre per Newton Compton. La protagonista, Margherita, ha un dono: sa consigliare a ogni persona il libro giusto. È per questo che, delusa dalla fine della sua storia d’amore, lascia Parigi e torna a Venezia, con l’intenzione di aprire una libreria nella bottega d’antiquariato appartenuta al padre. Poco prima dell’inizio dei lavori di ristrutturazione, rovistando tra vecchie carte, Margherita trova, incastrata in fondo a un cassetto, una foto che ritrae una giovane donna. “Per Anselmo, il mio grande amore”, recita la dedica sul retro, che riporta anche data e luogo: aprile 1945, Borgo degli Albizi, Firenze. Margherita nota con stupore che la ragazza ha al collo un ciondolo identico a quello che le ha lasciato suo zio Anselmo. Com’è possibile? Quel ciondolo è un pezzo unico, non può trattarsi di una copia. Incuriosita dalla scoperta, decide di indagare e parte per Firenze. La sua piccola ricerca la conduce in una libreria, la cui proprietaria è la figlia di Emma, proprio la donna della foto. Ma in quel luogo Margherita conosce anche qualcun altro: Fulvio, uno scrittore un tempo famoso, che non pubblica da anni e che nasconde un mistero nel suo passato…

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Stefania Siano ha esordito con Dov’è Alice? edito Lettere Animate, fantasy fiabesco che s’ispira al mondo di Alice nel paese delle meraviglie ma lo stravolge completamente, creando un universo tutto nuovo di creature, luoghi fantastici, esseri indimenticabili. Aki il Bakeneko rappresenta, invece, il suo esordio nel mondo del self-publishing: un fantasy orientale con protagonista un demone gatto scontroso ma, in fondo, dal cuore d’oro. A brevissimo uscirà, invece, per la Plesio Editore Solarius, un nuovo fantasy di cui ancora non è stato svelato nulla! Seguite Stefania sul suo sito e sulla pagina, per essere aggiornati sulle prossime uscite!

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Amate la mitologia nordica? Beh, anche Debora Mayfair e si vede, nel suo Cuore di Neve: Le cronache del Ragnarök edito Dark Zone. La passione per le leggende del Nord è inserita in un contesto moderno, dando vita a uno urban fantasy dalla forte componente romantica. Bianca è una Regina degli Spiriti, Teo è il suo Cacciatore: il legame che li unisce è saldo come l’acciaio. Almeno fino a quando il primo amore di Bianca, Hallbjörn, non torna dall’Islanda sconvolgendo ogni cosa. Ma ci sono diverse ombre nel rapporto fra Teo e Bianca e la ragazza non ricorda più molto della sua vita: sa di avere poteri enormi, fa strani sogni popolati di gatti e c’è qualcuno che sta organizzando la sua disfatta. Bianca dovrà recuperare i frammenti mancanti della sua memoria prima che gli ingranaggi del Ragnarök, creati da lei stessa in un tempo dimenticato, causino la fine del suo mondo.

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Restiamo nella Dark Zone ed entriamo nel fantastico e cupo mondo di Lunar, creato da Daisy Franchetto, un vero e proprio talento letterario: La serie Io sono Lunar si compone di tre volumi, tutti usciti per Dark Zone negli ultimi anni: Dodici porte, Sei pietre bianche e Tre lacrime d’oro. Numeri, oggetti e simboli non sono lì per caso, l’universo creato da Daisy è complesso, onirico, pieno di sottotrame, ricchissimo di personaggi, tutti trattati con la dovuta attenzione. Si parte da uno stupro (Lunar è stata violentata) e si procede per passi in un lungo percorso di rinascita che prevede molto dolore ma anche tantissima speranza.

 

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Sei pietre bianche ACQUISTA: ebookcartaceo
Tre lacrime d’oro ACQUISTA: ebookcartaceo

 

Ornella Calcagnile uscirà domani (ma l’ebook è già disponibile) in tutte le librerie col suo nuovo romanzo Wolves Coast edito Dunwich: Wolves Coast è una ridente località che ai turisti appare come un semplice luogo di vacanza. Nessuno penserebbe mai a una terra di conflitti, eppure è così: coloni e amerindi si sono affrontati per secoli e la cruenta faida è ancora, silenziosamente, in corso. Howi è un giovane di South Wolves con il cuore ferito e un enorme segreto a gravargli sulle spalle, ma con una solida comunità su cui poter contare. Emily è una ragazza di città, delusa dagli affetti, con uno spiccato desiderio di libertà e in cerca della propria strada, una ricerca che la porterà a Wolves Coast. Sono distanti anni luce, eppure, nel corso di un’estate, si ritroveranno più legati di quanto avrebbero mai immaginato e al centro di uno scontro senza eguali per quel lembo di costa. Amore o guerra?

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Storie di donne, amore, passione e rinascita, ecco i temi dei romanzi autoconclusivi di Barbara Nalin, pubblicati in self publishing, parte della serie “I segreti del cuore”: storie autoconclusive di donne forti, uniche, sensuali, fragili ma coraggiose, storie d’amore passionali, intense, romantiche, tanto humour e un’ambientazione che vi farà battere il cuore: San Diego, California. In “Il cuore non ha circonferenza”, facciamo la conoscenza di Isabeau, curvy, decisa e piena di talento: la ragazza, delusa e disperata per un video col suo ex che non doveva venire fuori, scoprirà inaspettatamente l’amore! In “Il cuore non ha ricette”, Miriam, capricciosa e fragile, impara a combattere per i suoi sogni e ritrova il suo cuore, dopo aver perso il suo primo e insostituibile amore per colpa del suo carattere!

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A maggio 2017 è uscito Angel Down di Therry Romano: Syn è stata prigioniera per secoli negli Inferi a causa del suo speciale potere: emette luce, una qualità che la rende invisa ad Andras, principe infernale. Dopo tutto questo tempo, però, Syn è riuscita finalmente a fuggire, con l’aiuto della sua carceriera: il ritorno in superficie è complicato, ma Syn ha ben chiaro il suo obiettivo: scoprire come mai lei, destinata a diventare un membro del regno celeste, sia stata abbandonata dimenticata. Libertà, riscatto e una nuova vita saranno i temi della sua avventura e, inoltre, Syn si ritroverà a dover evitare una guerra tra il cielo e gli Inferi. Accetterà di schierarsi con chi l’ha palesemente tradita?

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Buona festa della donna a tutti voi!

 

 

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Petrademone. Il libro delle Porte di Manlio Castagna (Mondadori)

Eccomi a parlarvi di Manlio Castagna e del suo primo romanzo, Petrademone. Il libro delle porte, uscito per Mondadori il 20 febbraio. Troverete questa stessa recensione tra qualche tempo anche sul canale YouTube, che ahimè sto trascurando, ma che a breve tornerà attivo!

Vi avviso, questa sarà una recensione emotiva (quella “professionale” la troverete, tra qualche giorno, su YouKid.it), è emotiva perché conosco Manlio personalmente, è emotiva perché so cosa c’è dietro la nascita di questo romanzo (al di là dell’enorme e meraviglioso talento), è emotiva perché quando leggo fantasy per ragazzi che non ha nulla da invidiare agli inventori del genere (i miei amati scrittori inglesi) allora penso che sì, c’è speranza per l’Italia, per la letteratura, per noi lettori.

Ma passiamo a quest’avventura magica, avvincente, piena di omaggi ai libri e ai film che amo di più al mondo e con quattro protagonisti che, spero, entreranno nel vostro cuore come sono entrati nel mio.

Titolo: Petrademone. Il libro delle porte
Serie: Petrademone, #1
Autore: Manlio Castagna
Genere: Fantastico, Young Adult, Avventura
Data di pubblicazione: 20 febbraio 2018
Pagine: 259
Copertina: rigida con sovracoperta
Prezzo: 14,45 €
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Frida è solo una ragazzina, ma la vita l’ha già ferita nel modo più crudele: ha perso entrambi i genitori in un incidente stradale di cui continua a incolparsi. Frida sopravvive tra rimpianti e ricordi, lacrime inghiottite e un buio sempre più denso, viscido come nebbia, che sembra afferrarla da ogni lato. É in queste condizioni che la ragazzina arriva a Petrademone, la splendida tenuta di zio Barnaba e zia Cat, popolata da bellissimi bordier collie. É notte e il cancello sembra quasi un minaccioso miraggio nel buio, l’autista che l’ha portata lì ha fretta di andarsene, Frida assaggia la solitudine, ma ci è abituata, è rassegnata ormai al cupo silenzio della sua vita. Eppure, è in quel silenzio che irrompe l’abbaiare di un cane e poi il volto di zio Barnaba: ed ecco che Frida è strappata alla gelida oscurità che oscilla fuori dalla casa, il cancello si apre, zio Barnaba la accoglie, l’autista sgradevole non conta più niente, siamo dentro, siamo con Frida, siamo, finalmente, a Petrademone.

É così che l’avventura ha inizio: con un cancello che si apre e che torna a chiudersi, separando il vecchio, dal nuovo, il conosciuto, dall’insondabile. É così che iniziano le vere avventure, quelle che poi restano incise per sempre nel cuore: le avventure di ragazzi!

Ogni storia per ragazzi che si rispetti ha i suoi luoghi simbolo: l’avventura di Frida e degli amici che presto incontrerà, è legata indissolubilmente a Petrademone, alla grande quercia, simbolo eterno di saggezza millenaria, al Passetto delle More, ai tanti angoli della tenuta e dei dintorni che Manlio svela agli occhi dei suoi lettori passo dopo passo, accompagnando Frida in un’avventura sempre più complessa e avvincente (e sono luoghi che esistono davvero, come esistono davvero – anche se con nomi diversi – quasi tutti i personaggi che incontrerete in questa incredibile avventura, compresi quelli a quattro zampe!)

La storia è raccontata da un punto di vista esterno, che si concentra maggiormente su Frida ma che non trascura gli altri personaggi fondamentali.

E chi sono questi personaggi?

Zio Barnaba, orgoglioso, buono e ironico, lo zio che tutti vorremmo avere se, nei dintorni, gironzolassero presenze demoniache, zia Cat, dolce e tenace, in grado di curare i mali del mondo a suon di cibo, sorrisi e incrollabile fiducia nel futuro, i gemelli Oberdan, Gerico e Tommy, identici e completamente diversi, le cui continue battute e gli screzi riescono a strappare sorrisi e a stemperare la tensione, Miriam, che è muta ma che sa dire tantissimo, coraggiosa e decisa, fondamentale in questa avventura, la madre di Miriam, la sorella di Cat, una donna arida e crudele, il sinistro e pericoloso Vecchio Drogo, che vive in un’ex clinica, Villa Bastiani, con suo figlio Vanni, un omaggio delizioso e originale allo Sloth dei Goonies. Non meno importanti, i personaggi “pelosi”, i bellissimi bordier collie: coraggiosi e decisivi nella lotta contro il Male.

E proprio dai quattrozampe si parte per questa avventura: sì, perché a Petrademone ne sono scomparsi moltissimi, svaniti nel nulla, e la stessa sorte è toccata ai cani dei dintorni, compreso il piccolo Pipirit, il cane di Gerico e Tommy. Dev’esserci per forza un motivo per quelle scomparse e Frida, i gemelli e Miriam sono decisi a scoprire quale: si ritroveranno, perciò, davanti un libro delle porte, pietre e specchi magici, mondi diversi, esseri malefici che affondano nella tradizione e nelle oscure fantasie di uno dei geni dell’horror: Lovecraft. Sì, perché Frida, Gerico, Tommy e Miriam arriveranno a dover affrontare un Magro Notturno, per scoprire che fine hanno fatto i bordier collie.

L’aspetto inamidato contrastava troppo con la faccia ripugnante. Anzi, sarebbe più giusto dire con l’assenza di una faccia.

É un romanzo di avventura, pura avventura per ragazzi, che s’inserisce perfettamente nel solco della tradizione già percorso da King con IT o Stand by Me, dalla Rowling con Harry Potter, da Cornelia Funke con il mondo d’inchiostro, da Ende con La storia infinita, da film cult come i Goonies, Indiana Jones e, in tempi più recenti Stranger Things, ma potrete trovarci richiami dai confini molto più ampi, dai classici per ragazzi come Il meraviglioso mago di Oz, citato più volte e in maniera esplicita all’interno della storia, al già nominato Lovecraft, a Poe, passando per Mark Twain, Stevenson. In effetti, l’autore è riuscito, supportato da una conoscenza incredibile di letteratura, cinema, arte, a creare un’atmosfera che permette a chiunque di trovare omaggi più o meno velati, più o meno voluti, insomma, di sentirsi a casa.

Ma non si tratta solo di avventura, la capacità di Manlio di raccontare per metafore ed emozioni impregna queste pagine: impossibile non lasciarsi coinvolgere dall’empatia che si sviluppa per i vari personaggi, Frida in particolare. Ma non sono solo gli umani a scatenare emozioni: i protagonisti a quattro zampe sono altrettanto incisivi, se amate gli animali, i cani in particolare, se avete amici a quattro zampe, amerete ogni singolo istante in cui saranno in scena. Sì, perché i cani, in Petrademone, non fanno solo da spalla agli umani, la loro presenza è decisiva, importante: di ognuno conosceremo il nome, il carattere, l’aspetto, il ruolo e, alla fine, diventeranno anche nostri amici.

Dicevo, non si tratta solo di avventura ma anche, e soprattutto, di emozioni.

L’idea che il dolore e il lutto siano un elemento imprescindibile dell’essere umani (dell’essere vivi) e che riguardi tutti, anche i bambini, è reale. Tutto ciò che facciamo, in fondo, serve a sconfiggere il vuoto, a scongiurare il pericolo della perdita, a curare l’assenza, ma non possiamo fare a meno, da esseri umani quali siamo, di perdere cose, persone, animali. La morte è parte di questo folle circo che è la vita, i bambini non ne sono risparmiati… e allora cosa fare? Frida si apre a un’avventura, assieme ad altre persone a cui volere bene, che la fa crescere e andare avanti. Il vuoto non viene rimosso, è sempre lì, ma si riempie man mano di volti nuovi, cose da fare, misteri da risolvere, vite da salvare, nemici da sconfiggere. In fondo, i Magri Notturni rappresentano la paura, il lutto, la perdita, l’assenza. Dobbiamo affrontarli, non possiamo semplicemente voltarci e scappare. Credo che questo sia lo stesso e identico percorso che affronta chi scrive una storia, e Manlio sa benissimo di cosa parla quando, fra le righe, ci racconta non solo quello di Frida ma anche il suo, di dolore, ma con una delicatezza e un talento che scongiura ogni pericolo di “personalizzare” il romanzo.

In quel momento accadde qualcosa di magico. Davanti agli occhi strabuzzati di Miriam e dei gemelli, si accesero sul prato mille piccole luci giallo chiaro. Erano gocce luminescenti, prime prove dello spettacolo più grande che sarebbe andato in scena di lì a qualche secondo. In breve tempo l’intera zona erbosa intorno al camper baluginò di infinite lucciole.

É dunque, soprattutto, un romanzo di formazione: la crescita di Frida è costante, coerente, continua, credibile. Per quanto doloroso sia il cammino, bisogna andare avanti e credo che quest’idea, che pervade ogni pagina del romanzo, sia forte quanto necessaria, soprattutto in un romanzo per ragazzi. La maniera in cui Manlio racconta e “risolve” il dolore di Frida aiuta il lettore a sentirsi compreso. É un’iniezione di fiducia e speranza: e la speranza è nei rapporti umani, nell’amicizia, nell’amore, nel coraggio che unisce persone simili.

Frida parte con il suo carico di dolori e rimpianti, rinchiusi in una scatola, assieme a pezzi di carta su cui la ragazza ha appuntato i ricordi di suo padre e sua madre che non vuole dimenticare, ma mentre all’inizio quella scatola è un contenitore di dolore e paura di perdere, alla fine, quei ricordi aiutano Frida a salvarsi, le danno la possibilità, pratica, di affrontare il Male. Credo che, in fondo, il nodo di tutto sia lì: non è il dolore che ci resta, che conta, ma è il modo in cui lo usiamo per andare avanti.

Non dimenticare quella volta in cui la mamma sfregava con la spugna le tue ginocchia nere nella vasca dopo un pomeriggio passato sul terrazzo di casa insieme a Sara e Laura. Non dimenticare il suo sorriso anche se era stanca.

Un’ultima osservazione: conosco Manlio, so cosa c’è dietro quella dedica all’inizio del libro, so anche cosa vuol dire perdere un amico, un affetto, qualcuno a cui si voleva bene, conosco il tentativo di farlo rivivere in una storia. Non è facile, non funziona completamente, il vuoto resta, ma ecco, la scrittura e le storie riescono a compiere miracoli, a volte. É questo il caso: perché, pur non avendolo mai incontrato dal vivo, fra queste pagine ho conosciuto Elrond, spirito-guida fiero e coraggioso, e ho assaporato parte del legame che lo univa e sempre lo unirà al suo amico umano.

Nelle storie, in questa in particolare, c’è una parte d’immortalità, quella che vogliamo trovare, quella di cui abbiamo bisogno, quella che ci serve per continuare a vivere meravigliose e splendide avventure.

Leggete Petrademone. Il libro delle porte di Manlio Castagna!

Manlio Castagna nasce a Salerno nel 1974 ed esordisce alla regia nel 1997 con il pluripremiato corto “Indice di frequenza”, con Alessandro Haber. Da vent’anni collabora ad organizzare il Giffoni Film Festival e nel 2007 ne diventa vicedirettore artistico. E’ creative advisor per il Doha Film Institute in Qatar e critico cinematografico per Virgin Radio. E’ sceneggiatore e regista di videoclip, documentari, cortometraggi, episodi di webserie. Si occupa di fotografia, neurocomunicazione e semiologia degli audiovisivi. Dopo aver pubblicato saggi sul cinema e sui cani, con Petrademone- Il libro delle Porte esordisce nella narrativa.

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[ How to do #2 ] Come e perché uccidere (o meno) un personaggio

Buongiorno, miei piccoli e cattivissimi George R.R. Martin, oggi parleremo di un argomento molto sentito e discusso: l’assassinio dei vostri figli di carta! Che tipo di autori siete? Siete dei Freddy Krueger della scrittura o, piuttosto, somigliate a dei tenerissimi orsetti del cuore? Avete mai falciato così tanti personaggi nelle vostre storie da stare male come dopo un’indigestione? O siete per il lieto fine sempre e comunque?

In questo post vi parlerò della pratica violenta denominata “ammazza-la-vecchia-col-flit” “ammazza il personaggio” per capire meglio quando è giusto far morire un personaggio e quando, invece, è proprio inutile (e dannoso, anche!).

Buoni motivi per cui far fuori un personaggio

É diventato superfluo

Capita, ve lo assicuro: a volte personaggi che abbiamo inserito nel nostro libro per descrivere meglio, magari, il background del protagonista, diventano inutili e ci stanno costantemente fra i piedi. Ecco, questo è un buon motivo per farli fuori.

La sua morte segna un punto di svolta per il protagonista

A volte la morte di un personaggio è necessaria a far compiere al protagonista un balzo in avanti (o indietro, a seconda dei casi). Mettiamo, ad es., la morte di zio Ben che “trasforma” indirettamente Peter Parker nel supereroe (pieno di sensi di colpa e responsabilità) conosciuto come Spiderman.

La presenza di un personaggio impedisce lo sviluppo del protagonista

Ci sono protagonisti che nascono sotto “l’ala protettiva” di qualche personaggio, ecco, arrivati a un certo punto, quel personaggio deve farsi da parte e, diciamocelo, la morte è un gran bel modo per mettersi da parte. Per esempio, se Billy Bones nell’Isola del Tesoro non fosse morto, Jim non si sarebbe appropriato della mappa e non avrebbe vissuto la grande avventura che poi ha vissuto.

Serve a rendere la storia realista

In guerra, per esempio, si muore. I morti di Hunger Games, per fare un esempio, sono necessari a spiegare la crudeltà del mondo in cui Katniss vive, anche i personaggi innocenti possono (e devono, in questo caso) morire.

E poi, sì, ci sono dei PESSIMI motivi per cui far fuori un personaggio, eccone qui qualcuno:

Pessimi motivi per cui far fuori un personaggio

Per far piangere e basta

Morte di un personaggio = feels da parte del lettore! I sentimenti, le emozioni forti, la tristezza si provano solo se la morte ha senso. Per quanto mi riguarda, ad esempio, la morte di Tris nella serie Divergent è talmente assurda e fuori luogo che ho avuto l’impressione che l’autrice volesse solo strappare una lacrima al lettore.

Per spiazzare e basta

Stesso discorso di prima: non siamo tutti George R.R. Martin, le vite dei nostri personaggi dobbiamo maneggiarle con cui, l’effetto grottesco è dietro l’angolo e se in Martin le morti, per quanto numerosi e cruenti, sono realmente spiazzanti e contribuiscono a dare l’immagine di un mondo complicato, pieno di tranelli e in cui nessuno è salvo (soprattutto quelli che non giocano d’astuzia), i comuni mortali devono stare attenti a non progettare la morte di un loro personaggio solo in base al fatto che “il lettore non se lo aspetta”, perché non è un buon motivo. Anzi, è un pessimo motivo.

In conclusione, possiamo dire che far morire un personaggio deve essere una scelta NECESSARIA, non è un orpello, non è un’aggiunta, è qualcosa che fa parte della trama profondamente e, dunque, da maneggiare con cautela. 

Ah, sapete quali sono le morti di personaggi di anime che mi hanno turbato di più durante l’infanzia (e anche ora, a dire il vero)? Eccoli qui!

Invece qui trovati le morti più traumatiche nei libri!

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Recensione di Wolfheart, la ragazza lupo – Alessia Coppola [ La Corte ]

Wolfheart, la ragazza lupo di Alessia Coppola, edito La Corte Editore è un romanzo in cui è l’Amore a essere il vero protagonista, in tutte le sue forme e con tutte le sue imperfezioni, i pericoli, le maledizioni. Alessia Coppola offre ai suoi lettori anche questa volta (leggete il suo retelling di Alice, ve ne ho parlato qui) un world building dagli ingranaggi perfetti, complesso e stratificato, una prospettiva nuova del nostro mondo, in cui creature diverse da noi (eppure così simili nei sentimenti!) si muovono,ognuna alla ricerca del proprio senso della vita, su un piano quasi shakespeariano fatto di passione, vendetta, paura.

Titolo: Wolfheart, la ragazza lupo
Autore: Alessia Coppola
Stand-alone/Parte di una Serie: ?
Genere: Urban Fantasy, Paranormal Fantasy, Romance
Target: Young Adult
Data di Pubblicazione: Ottobre 2017
Pagine: 318
Prezzo: 16.90 €
Acquista: cartaceo | ebook

Aylena non è una ragazza come le altre. Figlia della notte quanto della terra, è stata maledetta ed è costretta a convivere con due nature: quella di demone e quella di lupo. Per liberarsi dal maleficio e ritrovare la sua umanità, dovrà così affrontare un viaggio irto di pericoli, attraverso il tempo e le distanze, che la faranno diventare una spietata cacciatrice. Ma tutto cambierà, quando arriva Adrien, un soldato a servizio di un ordine di cacciatori di creature soprannaturali. Sarà lui la chiave che le permetterà di essere finalmente libera, ma sarà anche colui che imbriglierà il suo cuore. Tra battaglie, incantesimi, segreti e cospirazioni Aylena compierà il suo destino, scoprendo però che il prezzo da pagare sarà più alto di quanto avesse mai temuto.

Questa è la storia di una ragazza normale e speciale, allo stesso tempo. Aylena ha sentimenti identici a quelli di qualsiasi altra ragazza: ama, soffre, prova rabbia, rimorso, voglia di vendetta. La sua particolarità, però, è che questi sentimenti li prova da moltissimi anni, molti più di quelli di un normale essere umano: Aylena è un totemki, una creatura rara quanto speciale, che ha dentro di sé la natura di un animale, nel suo caso di un lupo. Ma Aylena non è soltanto questo: una maledizione l’ha colpita e l’ha resa per metà damoir, una creatura demoniaca che, per vivere, deve nutrirsi di sangue. Non è facile convivere con quello che si è, per Aylena è ancora più difficile:deve nutrirsi ma non vuole uccidere esseri innocenti, così va a caccia di damoir che, di solito, uccidono innocenti e mordono donne incinte per propagare la loro specie, infettando così i nascituri. Nel frattempo, però, non cessa la speranza di trovare colui o colei che l’ha mutata in un ibrido per ucciderlo e liberarsi così della maledizione. Tutto cambia quando Aylena salva, casualmente, la vita a un ragazzo ferito da alcuni damoir: Adrien. Questo è il punto di svolta che cambia tutte le prospettive di Aylena, perché anche Adrien nasconde un segreto: fa parte della congrega dei Thanam, i cacciatori che da secoli danno la caccia ai damoir. Il legame che, inevitabilmente, si verrà a creare fra i due sarà l’onda d’urto che distruggerà ogni regola fino a quel momento conosciuta: uniti in una lotta con il medesimo obiettivo, creature un tempo nemiche si ritroveranno fianco a fianco per distruggere il potere del sanguinario Vanius e dei suoi Dodici.

Sotto i suoi piedi era disegnata la mappa di ogni continente e nel suo cuore quella di tutti i desideri che non poteva realizzare. Da quando la sua natura si era rivelata per la prima volta, il suo tetto era stato il cielo e la sua casa il mondo.

La storia è raccontata con un punto di vista esterno e il pov si concentra principalmente su Aylena, ma non manca il punto di vista di Adrien e degli altri personaggi che popolano questa storia, il che permette di calarsi, di volta in volta, nei patti di tutti i protagonisti. La storia è ambientata inizialmente a Torino, poi ci si sposta a Roma, ma in realtà l’ambiente esterno resta solo uno sfondo, ha poco a che fare con la storia, che invece si concentra sui sentimenti e le lotte interiori ed esterne dei vari personaggi (che sono tanti e tutti ben sfaccettati). La protagonista resta Aylena, naturalmente, ma Alessia Coppola racconta a sufficienza anche degli altri, in particolare approfondisce la personalità di Adrien in modo da farcelo sentire più vicino: ben descritto è il suo dissidio interiore, Adrien è consumato dall’amore verso una creatura che gli hanno insegnato a odiare.

L’idea attorno a cui ruota la storia è che, in fondo, quali che siano le differenze, l’amore riesce sempre ad appianare i dissidi, anche quelli interiori, e non s’intende solo l’amore romantico, ma anche l’amicizia, i legami padre-figlio (quelli naturali e quelli creati dalle circostanze). L’Amore è il motore di questa storia, il carburante che trasforma le persone da semplici esseri umani in eroi, che muta la disperazione in speranza, che fa collaborare creature dal passato e dal futuro diverso.

L’idea che l’amore possa saldare le fratture del mondo, riempire i vuoti del tempo, raccogliere i cocci della vita, pervade le pagine di questo libro. Anche nei momenti più tristi, solitari e pericolosi, la voce di Alessia racconta un mondo in cui l’amore continua a bruciare sotto la cenere. Lo fa attraverso il suo stile inconfondibile, intriso di una poesia delicata ma potente, che riesce a ricreare immagini pure davanti agli occhi del lettore. Ogni cosa è immersa nella luce calda del sogno, immagini vibranti, come riflesse sull’acqua, si alternano a scene notturne, bagnate dalla luce lunare, il tempo è un concetto relativo, sfumato, che ondeggia e si posa sui luoghi, sulle persone, sugli oggetti come polvere. Se dovessi dare un colore a questa storia, direi il blu della notte e il bianco delle stelle.

Mi è piaciuto molto lo stile e la gestione dei tempi, il ritmo è regolare, capitoli brevi invogliano ad andare avanti, le scoperte, i segreti si susseguono, la storia è ricca di personaggi dei quali si vuole conoscere la storia, molto divertenti e utili a stemperare la tensione, gli scambi tra Adrien e Maxence, quest’ultimo, a mio parere, il personaggio meglio riuscito: un mix perfetto di umorismo e tensione emotiva, spiegato dalle sue stesse parole:

Il mio umorismo è la mia corazza. Rido per non sentire l’urlo della mia solitudine e il dolore di chi ho accanto. Rido perché è l’arma migliore per difendermi dal mondo.

Bella anche la trasformazione del rapporto fra Aylena e Adrien, che evolve pagina dopo pagina, facendo emozionare e commuovere il lettore. Meno incisivo, forse, il lato villain: Vanius, al quale è concesso poco tempo per svelarsi in tutta la sua miseria, ma anche suo fratello Sylus e i Dodici: ci vengono presentati com animali affamati, crudeli per istinto, avrei voluto immergermi più a fondo nella loro natura, avere più tempo per comprenderli. La veggente Beatrisa, invece, l’ho trovata irritante nella sua debolezza, il suo rapporto col fratello Elizar è il ricatto costante col quale la sua vita è pilotata da Vanius: un personaggio che avrei voluto strozzare con le mie mani in più punti della storia. Elizar, invece, mi è piaciuto molto: debole e forte allo stesso tempo, un personaggio con diverse sfaccettature che contribuisce a gettare nuova luce sul mondo dei damoir.

Nel complesso, dunque, una bellissima storia, raccontata con maestria da Alessia Coppola che non ha bisogno di presentazioni: quando si tratta di far sognare col suo stile soffuso e potente e di raccontare l’amore nelle sue infinite sfumature è imbattibile. Il romanzo è il primo di una serie, la storia può essere letta come un romanzo auto-conclusivo, ovviamente, ma l’autrice lascia diverse porte aperte che fanno pensare a un seguito. Ci sarà tempo, insomma, per ritornare nel mondo immaginifico e coinvolgente creato da Alessia.

Consiglio questa storia a tutti gli amanti del paranormal e urban fantasy, a chi ama le storie d’amore potenti e coraggiosi, a chi cerca una protagonista tormentata ma capace di amare con tutta se stessa e un protagonista coraggioso e in grado di mettere in discussione tutto il suo mondo per lei.

È un’autrice, blogger e illustratrice pugliese.
Artista poliedrica, nel 2014 ha aperto il blog letterario “Anima d’Inchiostro” e nel 2016 l’omonimo canale Youtube. Ha già all’attivo tantissimi romanzi pubblicati, tra cui Il Filo Rosso edito da HarperCollins Italia. Nel 2017 ha firmato un contratto con Newton Compton. WOLFHEART è il primo romanzo con La Corte Editore.

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Recensione di Cuore di neve, Debora Mayfair [ Dark Zone ]

Oggi vi parlo di un libro letto in un soffio, Cuore di Neve, Le Cronache del Ragnarök, edito Dark Zone e che l’autrice Debora Mayfair mi ha gentilmente inviato in omaggio, per una recensione.

Titolo: Cuore di Neve
Autore: Debora Mayfair
Serie: Le cronache del Ragnarök #1
Genere: Paranormal romance
Data di pubblicazione: 31 dicembre 2017
Pagine: 296
Prezzo: 14.90 €
Link per l’acquisto: cartaceo | ebook

Quello di Cuore di Neve è un mondo onirico, imbevuto di mitologia nordica con una fortissima componente romantica: la storia scorre rapida e senza intoppi, in alcuni punti, per me, il problema è stato proprio il ritmo troppo veloce che rischia di non appagare appieno i bisogni del lettore, nel complesso, comunque, una storia piacevole che stuzzicherà gli amanti della mitologia nordica (come me!) e affascinerà i cuori più romantici.

La storia è narrata alla prima persona presente da diversi personaggi, che si alternano nei POV: Bianca è la protagonista principale, il fulcro attorno al quale ruota tutta la vicenda. Si tratta di una ragazza all’apparenza autonoma ma, di per sé, molto fragile: i ricordi di Bianca stanno scomparendo, poco per volta. La ragazza è dotata di enormi poteri, che impareremo a conoscere man mano che la storia avanza e che Bianca prende coscienza di ciò che è: è una Regina degli Spiriti, cioè può influenzare chiunque voglia, spingendo perfino le persone a innamorarsi di lei, riesce a leggere negli specchi il passato e il futuro delle persone, inoltre è una combattente nata (una specie di ninja come, amichevolmente, viene definita nel libro). Insomma, sembrerebbe invincibile: il problema, però, è che fin da bambina i sogni di Bianca sono popolati da creature malvagie e dai terribili Incubi che hanno l’intenzione di distruggere tutti i suoi ricordi per attirarla dalla loro parte. A difendere Bianca e a combattere accanto a lei ci sono Matthew, Teo per lei, un Cacciatore bello e innamorato  che, al momento in cui la storia inizia, è diventato da poco il suo ex, e Hallbjörn, islandese e amico d’infanzia di Bianca, ex primo amore, che ritorna a casa dopo anni, precisamente dopo essere andato via lasciando Bianca nella disperazione. I tre formeranno il classico triangolo amoroso, reso scoppiettante dal fatto che sono tutti e tre individui alfa, con una propensione esplicita per il comando.

Ci troviamo in Italia e, alla fine del libro, ci si sposta a Parigi, ma in realtà l’ambientazione è sono citata, il mondo di Bianca è un luogo più mistico che fisico: tutto è immerso nella calda luce del mito, le vicende raccontate potrebbero essere accadute ovunque e la maggior parte della storia si svolge in luoghi chiusi (la casa dove Bianca si è trasferita dopo la rottura con Teo, pub, palestre, ecc.). Siamo sull’orlo di evento terribile e inevitabile, il Ragnarök, la fine del mondo nella mitologia norrena e Bianca ne è la protagonista principale: la sua capacità di ricordare o meno influenzerà il processo che è già in atto.

Da amante della mitologia norrena non potevo non apprezzare l’idea di mescolare le tradizioni nordiche e l’ambientazione contemporanea: i riferimenti ai miti del Nord sono chiari e precisi, Debora Mayfair vi costruisce attorno una vicenda credibile e affascinante. L’idea principale attorno a cui ruota la storia, comunque, non è tanto la mitologia o l’azione, quanto l’Amore. L’autrice concede moltissimo spazio al triangolo amoroso che viene a formarsi tra Bianca, Teo e Björn, analizzando con cura le sensazioni dei tre: man mano che Bianca acquista consapevolezza dei suoi poteri e recupera ciò che le è stato tolto, il triangolo si modifica diventando, alla fine, una coppia. Forse, per i miei gusti, tutto ciò accade in maniera poco naturale, con una Bianca che i due si rimbalzano, contendendola come se fosse un oggetto.

Anche lei ci mette del suo, flirtando ora con l’uno ora con l’altro, per poi pentirsi, combinando grossi casini. Nella prima parte del libro, Bianca mi è sembrava un po’ troppo sicura della sua bellezza e del potere che ha sugli altri, per essermi simpatica. La sua umanità, comunque, esce fuori dopo, quando diventa finalmente consapevole di se stessa. Per quanto riguarda Teo e Björn, invece, pur essendo sulla carta personaggi affascinanti, non sono riusciti a conquistarmi per il loro atteggiamento bipolare, un po’ cavernicolo (es. Björn continua a parlare con Bianca sollevandola e sbattendola contro la parete) che spesso e volentieri sfocia nello stalking: le zuffe fra i due ci starebbero pure, del resto si contendono la stessa donna, ma tutto quel vantarsi di essere andati a letto con Bianca, stuzzicando continuamente l’altro, come se Bianca non avesse capacità di scelta è un po’ immaturo da parte loro. In ogni caso, i due evolveranno abbastanza nel corso della storia, diventando un po’ più saggi e maturi (e meno odiosi, per quanto mi riguarda, anche se, ahimè, l’antipatia rimane).

Lo stile è veloce, moderno, romantico senza scadere nel melenso (pur concedendo diversi cliché di genere), il romanzo si legge in un soffio ed è indirizzato principalmente a chi vuole leggere una storia d’amore, perché l’azione è limitata. Da lettrice, avrei preferito maggiore azione, più background dei personaggi (meno didascalici, per quanto riguarda i loro atteggiamenti), un intreccio più misterioso e fitto, ma è chiaro che l’intento dell’autrice fosse proprio quello di raccontare una storia di amore, sacrificio e passione, immergendola in un’atmosfera mitica e, in questo senso, c’è riuscita perfettamente. Per cui, a parte il mio gusto personale, posso dire che si tratta di un buon romanzo, con una trama accattivante e ben scritta, che fa da premessa a un universo che si preannuncia ricco e complesso. Dunque, consiglio questo libro alle amanti del paranormal romance, a chi ama la mitologia nordica e a chi vuole leggere una storia d’amore intensa, con una protagonista forte e moderna e due protagonisti maschili forti e passionali.

 

Da sempre appassionata di disegno e scrittura, è convinta dell’esistenza di qualcosa che vada ‘oltre’ quello che la mente umana possa concepire. Adora le fiabe e le leggende, elementi molto importanti nelle sue storie. Cuore di Neve è il suo romanzo di debutto.

 

 

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